La Repubblica 30 gennaio 2010
"Più di 1500 giorni per una causa civile e quasi tre anni per recuperare un credito"
ROMA - Bissa la relazione di un anno fa. Stesse fonti internazionali. Stessa fotografia impietosa della giustizia italiana e dei suoi effetti catastrofici sull' economia del Paese. Sintetizzabile in poche cifre da brivido. Eccole. 156: è il posto in cui rotola l' Italia, su 180 paesi, nella classifica fornita dal rapporto Doing Business 2009 della Banca mondiale che stima l' efficienza del sistema giudiziario di una nazione. Subito dopo di noi ci sono Gibuti, Liberia, Slovenia, Sri Lanka. Bangladesh, Afghanistan. Prima, ovviamente, Lussemburgo al primo posto, Germania al settimo, Belgio al ventunesimo, Regno Unito al 23, Svizzera al 29. È la differenza che passa tra chi mette in atto le «best practices» e chi le «bad practices». Un' altra cifra: 1.210. Sono i giorni, scrive il presidente Carbone, «per recuperare un credito, con un costo corrispondente al 29,9% del debito azionato». Altri dato: 371 euro. È la «tassa occulta», secondo le stime della Confartigianato riproposte dall' alto magistrato, che «ricade su imprenditori, fornitori, clienti, consumatori» per via dei ritardi della giustizia. Altra cifra. 34 per cento. È la stima, per 800 milioni di euro, mal spesi nei 29 distretti giudiziari del Sud che «si potrebbero utilizzare meglio». Ancora: 1.549. Sono i giorni, in media, necessari per una causa civile davanti alla Corte di appello. 1.021 per un processo di previdenza. 1.039 per un in materia di lavoro non pubblico, 740 per uno pubblico. In tribunale si arriva a 762 giorni al nord, 954 al centro, 1.069 nelle isole, 1.172 al Sud. Un divorzio rimane in piedi 571 giorni al nord, 781 al centro, 693 al sud, 678 nelle isole. Il picco schizza in alto per i fallimenti: 2.561 giorni al nord, 3.333 al centro, 4.052 al sud, 5.051 nelle isole. Stime dell' ufficio statistico e del massimario della Cassazione visto che via Arenula è stata "avara" di dati sulla giustizia. Tant' è che ne ha inseriti solo una manciata nel rapporto, pur voluminoso (290 pagine), consegnato in Parlamento dopo la relazione del Guardasigilli Alfano sulla giustizia. Eppure, Carbone rivela una contraddizione, anch' essa riassumibile in un numero: 47,8 per cento.È il dato 2010 dell' Eurispes che stima la fiducia dei cittadini per il sistema giudiziario. Nel 2006 era ferma al 38,6. Un dato positivo come quello fornito, per il civile, dalla Commissione europea per l' efficacia della giustizia, il famoso rapporto Cepej che giusto oggi le toghe porteranno in ogni aula per dimostrare la qualità del loro lavoro. Lì è scritto, e Carbone lo cita: «La produttività pro-capite dei giudici italiani è circa il doppio di quella degli altri grandi paesi e 50 volte quella degli inglesi». Cosa non va? Per certo le risorse, quelle che il presidente della Camera Fini ha chiesto con insistenza a Berlusconi discutendo di processo breve. Carbone: «Si registra ancora una contrazione degli stanziamenti in valore assoluto e in percentuale sul bilancio statale. Per abitante la spesa cala da 134 euro nel 2008, a 127 nel 2009, a 122 nel 2010». Tante cose non vanno. I folli rimborsi per la legge Pinto (ricorsi per processi lenti) che dal 2002 a oggi sono costati 94.951.231,46 euro. O la geografia dei tribunali in Italia. Per Carbone «una distribuzione ottocentesca in cui non sono sostenibili 93 circoscrizioni giudiziarie con meno di 20 magistrati